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mercoledì, 27 luglio 2005

Cataratas de Iguazu

Oggi riguardiamo, mentre attendiamo imbarcarci per Buenos Aires, le immagini delle Cascate di Iguazu.

Un paio di giorni intensissimi, colectivos, taxi, remises, aerei aereoporti sbagliati e personale gentile. Eccoci a Iguazu l'aereo atterra dentro la foresta. La pista e' in mezzo ad alberi di quaranta metri, l'aereoporto ha uno stile coloniale. Per via del poco tempo ci siamo rivolti ad una agenzia per organizzare il tutto, ed effettivamente tutto funziona in modo svizzero.

Ci vengono a prendere e subito andiamo alle cascata da lato brasiliano, quindi passiamo il confine. Formalita´ doganali in un baleno e via con la guida e un professore di New York con la guida che ci spiega del milione di litri di acqua che saltano da uno scalino di basalto alto 70 metri, un fronte di cascata di oltre tre chilometri.

E' mostruoso, i nomi non sono da  meno: la Garganta del Diablo. E' un parco naturale da un lato e dall'altro, brasialiano e argentino, il terzo lato senza cascate e` Paraguay. Tre nazioni e tre citta´ in un fazzoletto di foresta. Gli abitanti originari, i Guarani', sono rimasti in pochi ma da qualche anno integrano con l'artigianato le risorse della foresta che gli e' stata dedicata.

Ci riportano in albergo dopo averci proposto altre due gite oltre a quella prevista nel pacchetto: escursione con il gommone sotto la cascata (accettata), e visita a villaggio guarani' con catamarano (accettata).

Albergo (deve aver avuto periodi di grande auge ora rifulge di neon e sanitari color marrone!) in territorio brasialiano, ma la sveglia e' alle 6.30 meglio dormire (per una volta).

Sveglia, colazione (un banchetto di frutta squisita: ananas, papaya, melone, banane) que lindo!

In orario ci prendono con un altro pulmino, recuperiamo altri americani, spagnoli e argentini, passiamo la frontiera ed eccocci dal lato argentino delle cascate.

.... Camminare nella foresta, su passerelle solide fino al fronte della cascata, da sopra, da sotto, a mezza altezza. La guida e' una ragazza che alterna inglese allo spagnolo. ma le parole non raccontano il rumore delle acque, il colore, l'umidita', gli arcobaleni, le farfalle, la gente con la bocca aperta.

E via per il gommone, indosso un giubbotto salvagente pronti a inzupparsi tra le acrobazie dei 300 cv fuoribordo (il cui rumore e' impercettibile rispetto al fragore delle acque). Fino a dentro la Garganta, zuppi, e contenti, capiamo perche' dei 300 cv!

Cambio di abiti asciutti pronti per risalire nella giungla, salutare la guida e via per il catamarano che ci porta alla tribu' guarani'.

Sono sulla sponda del Paraguay, non scendiamo, cantano e ballano intorno al fuoco, e poi due salgano a mostrare a vendere il loro artigianato.

Non ci lasciamo sfuggire l'occasione, sono gentili come forse lo furono con i conquistadores e i gesuiti che qui stabilirono molte missioni (ricordate  il film Mission?)

e poi musica con due chitarristi, ecco un sogno che si avvera ballare il tango su un catamarano argentino sul Parana' e gli argentini che sottolineano con 'Eso' una bella serie di tre ganchos eseguiti da una coppia di italiani sulla 'Cumparsita'!

 

postato da: felipelcid alle ore 23:14 | link | commenti
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domenica, 24 luglio 2005

Noche porteña

Ballare a Villa Urquiza, in una sala che viene impiegata come palestra e` una esperienza!

Verra' raccontata a modo, cos¡' come i passaggi con alcuni tassisti, o i trasferimente nei colectivos.

Il negozio di scarpe di tango. Un sacco di spunti e poi un musical porteño, i mercati e il cibo che richiama all'italia degli anni cinquanta.

questa e molta altra buenos aires nelle prossime intanto andiamo alla "confiteria ideal"

chau!

postato da: felipelcid alle ore 22:09 | link | commenti (1)
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mercoledì, 20 luglio 2005

Primera vez in una milonga porteña

Arriviamo coi  mentre i "cartoneros" lavorano a tutto spiano. E' un sottoscala, sopra una sala per la cena con le esibizioni che si usano per i turisti. La milonga e' dietro una porta antica, di legno leggero con le maniglie antiche. Le pareti sono bordeax, le colonne sono bordeax, il capitello di stucco e' in parte colorato d'oro, cameriere in minigonna e facce indios. Monica e Ariel in castillano strettissimo conducono la lezione a sole tre coppie. Ci scambiano per argentini che parlano poco, ma ballano meglio:-). Si cammina, parte burrita, poi si procede con un bel cambio di dinamica sulla camminata. Curano i particolari di tutte le coppie, provando con entrambi i partener.

Ad una certa ora si comincia a ballare, arriva la gente alla spicciolata, abbigliamento informale. Argentini per la maggior parte, ma anche stranieri (citati dal musicalizador, noi continuiamo a essere scambiati per argentini).

Suona da vivo "l'orquestra la brava", e canta Ezequiel, voce profonda e castellano del cono sur.

Un paio di coppie di maestri sono favolosi, tutti ascoltano la prima strofa musicale senza ballare poi... se baila.

Ma si´bailamos...

postato da: felipelcid alle ore 17:09 | link | commenti (1)
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martedì, 19 luglio 2005

Arrivo a Buenos Aires

 

Fa freddo, il tassista si chiama Francesco, ci accompagna alla guesthouse prenotata prima di uscire dall'aereoporto.

Ascolta vecchie registrazioni dei tangos di Osvaldo Pugliese. Quando gli diciamo che siamo venuti per ballare e imparare il tango, si illumina. Ci racconta mille cose della sua citta´, sui problemi passati e presenti sulle difficolta' e i rischi. Ma anche delle bellezze della citta'. Si offre di farci da guida nei migliori locali di tango. Anche lui lo balla, ma non va mai alle milonga.

Arriviamo alla guesthouse, in un palazzo dei primi del '900.

Suoniamo, francesco se ne va prima che ci aprano! Ci viene ad aprire una ragazza, Ana, gorda con l'aria mite e simpatica.

Dentro i pavimenti in mattoni di graniglia decorati, le scale che stringono un'ascensore in ferro battuto all'esterno ma nuovo dentro.

La camera è semplice ma pulitissima... La fatica del viaggio si fa sentire

postato da: felipelcid alle ore 17:35 | link | commenti (2)
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giovedì, 14 luglio 2005

Appena pubblicata la primera vez dell'ispettore confermo l'indicrezione appena trapelata... per qualche tempo sarò dall'altro lato del mondo. In quella Buenos Aires che tutti gli appassionati di tango anelano. Sarà ulteriore fonte di ispirazione? Il noir si arricchirà di racconti "porteñi"?

hasta pronto

 

 

 

postato da: felipelcid alle ore 17:26 | link | commenti
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Episodio IV - La prima lezione dell’Ispettore Dalbino

 

 

E mi fumo un’altra sigaretta, prima o poi smetto. Certo che combinazione ho trovato quella locandina al pub proprio sul tango: associazione culturale OngantangO via degli Alabardieri, 15 lezione gratuita principianti assoluti ore 19.00. Vediamo dove si trova questa scuola OngatangO, 23, 21 un bar, niente caffè già presi a sufficienza oggi, 19, 17, 15 ecco. Pugliese, Ahmed, Eliotropos, OngatangO e suoniamo.

 

 

-Sì?

-Sono Dalbino ho chiamato oggi per la lezione di tango?

-Al seminterrato scendere le scale a destra.

Il cortile interno e’ fresco, un po’ umido, chissà che fresco d’estate, certo che potevo convincere quella nuova arrivata da Terni, ma si meglio così almeno non sono sempre nell’ambiente d’ufficio. Le scale, consumante da almeno cinquant’anni di  frequentazioni, il mozzicone di sigaretta che viene proiettato dal terzo gradino fino al cortile, sul cui selciato atterra emettendo un filo di fumo. In cima alle scale sulla destra una porta e un campanello vecchio come le scale e il palazzo, un semplice bottone, dal cui il filo elettrico parte per insinuarsi nell’intercapedine della porta di legno verniciata più volte con toni sempre più cupi di marrone.

Allo scampanellio la porta si apre senza rumore, non c‘è lo scatto dell’interruttore elettrico, ed infatti c’è una ragazza dagli occhi verdi.

-Ciao Benvenuto!

-Ciao!

-La lezione comincia tra 10 minuti, se vuoi puoi cambiarti nella stanza lì a sinistra.

-Cambiarmi? No non sapevo che ci volesse un abbigliamento particolare.

-No, niente vi spiega tutto la maestra, puoi accomodarti nella sala, sei da solo?

-Sì.

-Ah bene, ci sono un paio di donne sole, perfetto.

Una sala grande, col parquet, pareti bianche e specchi, le spalliere ad una parete e la barra da danza sull’altra, due grandi finestre col davanzale profondo come le generose mura del palazzo. Ci sono altre coppie che parlano tra di loro e poi due ragazze senza partner. Me ne sto in disparte, vado a vedere lo stereo, un vecchio modello di lettore cd e un amplificatore ancora più vecchio, una pila di cd con e senza custodie torreggia malferma sul bordo del piano di appoggio.

Entra una ragazza, no, è più grande avrà almeno 40-45 anni. Capelli neri lunghi, mossi, e con lei un uomo di circa 30 anni ha un pallore cadaverico che contrasta con il colorito un po’ indio di lei. Ci saluta con uno strano accento sudamericano. Tutti in circolo.

-Come mai volete imparare il tango, cosa sapete tango.

Nessuno fiata.

-Dai parla tu- e indica me.

-ma io veramente...-mica le posso dire che è per un’indagine- ho conosciuto una persona che balla e mi ha incuriosito, poi ho visto la locandina e ho deciso di provare.

-Bene, e tu che hai alzato la mano- è una delle ragazze senza il tipo, una magra nè bella nè brutta.

-Io ho visto uno spettacolo la settimana scorsa, voglio imparare a ballare come loro.

- E tu?- indica uno di circa 30 anni con una giovane donna molto carina a fianco

- Veramente mi ci ha portato lei- e indica quella che deve essere sua moglie.

Risate generali.

- Voi adesso ridete- fa la maestra – ma spesso si comincia così per caso, portati da qualcuno e poi si si appassiona-

Il tango è una danza popolare che nasce en Buenos Aires, nelle città del Rio de la Plata, alla fine del 1800 primi del 1900. Si dice che sia nato nei postriboli. A quel tempo in Argentina arrivano molti emigranti dall’Europa: italiani, spagnoli, tedeschi, polacchi. Oltre il sessanta percento della popolazione era di uomini. La prostituzione era un grande business e si cominciarono a richiamare donne. Nei bordelli c’era una sala d’attesa e per un peso si poteva ballare con una donna, magari non c’erano soldi per altro. Nacque una musica e un modo di ballare che mescolava le origini, le aspirazioni, la nostalgia di tutte quelle popolazioni bianchi, neri, europei, americani lontani dai loro luoghi di origine. Fu un crescendo, prima quasi ci si vergognava di questa musica e di questo ballo, poi quando fu portato a Parigi a Nuova York e divenne famoso ci fu la corsa a chi rivendicava la paternità del baile popular, nato per caso nelle strade e nei bordelli. Argentina o Uruguay ? e chi può dirlo. A un certo punto tutti ballavano tango, grandi ballerini andavano a insegnare il tango negli Stati uniti e in Europa pagati profumatamente, grandi autori componevano musiche bellissime. Vale, dai iniziamo.

Questa donna crede in quello che fa, mi piace che racconta cosa c’è dietro.

-E allora- indica di nuovo me- quegli stivali non vanno bene, la cosa migliore è comprare le scarpe da tango o da ballo, è importante. Il piede deve ser a  contacto diretco con il suolo, e poi ci sono molti momenti in cui i piedi dell’uomo e della donna se sfiorano, se toccano e con scarpe non adatte ci si può far male. Per cominciare se non volete comprare subito le scarpe, portate dei calzettoni spessi e per lo studio vanno bene.

Lo studio? Questo è un ballo che si studia!

- E allora, la base de tutto è caminare, paseo. Ora mettiamo la musica e camminiamo a tempo tutti alle mie spalle in fondo alla sala.-

Insomma si cammina prima le dita poi il metatarso, dice che deve essere una camminata naturale, poi il tallone. Quando il piede incontra l’altro per portarsi in avanti il tallone deve sfiorare l’altro tallone. Sembra facile. Non lo è. Eppure camminiamo tutti i giorni. A tempo, lo perdo, mi concentro sulla maestra. Davanti a me c’è chi porta il piede davanti all’altro come se camminasse su una trave immaginaria. Forse devo così. No, la maestra lo vede e ripete di camminare in modo naturale senza esagerare, non è una sfilata.

-Bene adesso, si cammina all’indietro: nel tango l’uomo cammina sempre o quasi in avanti e la donna all’indietro. Ma è un esercizio utile per tutti. Mettiamoci in fondo alla sala. Sempre a tempo.

Macchè, è ancora più difficile, all’indietro sempre sfiorando il tallone con tallone, stendendo la gamba.

-Bene, bene adesso proviamo in coppia. L’uomo cammina in avanti e la donna indietro. Tenendosi per le braccia. Mantenete le braccia lungo il corpo rigide. L’uomo deve trasmettere il movimento e la donna deve opporre una certa resistenza ma andare indietro.

Proviamo, la signora con cui sono di fronte avrà sessant’anni, un po’ in sovrappeso, ma ha l’aria simpatica, segue con attenzione. E si comincia a spingere, anche questo sembrava facile, ma non lo è. Ci sbilanciamo ad ogni passo, destro-destro sinistro-sinistro, una specie di animale a due teste e quattro gambe che sta imparando a camminare.

-Benissimo, muy bien. Per oggi va bene così, domande?

Un attimo silenzio pensoso e poi la ragazza che si era innamorata del tango a vedere una esibizione - Quanto tempo ci vuole per imparare a ballare.

- Dipende, in Argentina se vai a lezione tutti i giorni e tutte le sere vai a la milonga, il posto dove se baila è la milonga, una persona normale può imparare in un mese.

Qui si fa una lezione alla settimana, la cosa è lunga e impegnativa, qualcuno fa la faccia stupita qualcuno è perplesso. Mi piace, sì mi piace è una cosa seria ci vuole impegno, io la facevo facile, per l’indagine chissà, l’indagine, e chi se la ricordava più.

- Vieni Andrea – il bianchissimo assistente- balliamo un altro tango.

E iniziano sul brano che usavamo per cercare di andare a tempo. E’ vero sembrano camminare, ma girano, si incrociano, sembra facile. Finisce il brano, applaudo, applaudiamo. Mi informo sulla prossima lezione e su dove comprare le scarpe. Resterei a parlare con la ragazza dagli occhi verdi all'ingresso, ma si è fatto tardi, tanto la prossima settimana c'è altra lezione...

postato da: felipelcid alle ore 17:20 | link | commenti
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lunedì, 11 luglio 2005

TORNO SUBITO!!!

A PRESTO I NUOVI EPISODI

postato da: felipelcid alle ore 22:59 | link | commenti (2)
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martedì, 05 luglio 2005

Episodio III - Persona informata dei fatti

 

 

-Buongiorno, l’ispettore Dalbino?

Un commissariato di polizia in un palazzo dei primi del Novecento, ristrutturato, ma gli interni rispettano gli infissi originali, certo stonano un po’ quegli scaffali grigi e quelle scrivanie con le pareti in lamiera e i piani in linoleum.

Dalla guardiola dell’ingresso l’agente mi risponde:- Lei è il signor?

-Emiliano Roncisvalle, l’ispettore mi ha convocato per oggi.

-Un attimo- prende il telefono- Ispettore c’è Roncisvalle, dice che l’ha convocato Lei? Sì, va bene ispettore.

- Seconda porta a destra.

Le nocche sul vetro, - permesso?

-avanti!

-Buongiorno sono Emiliano Roncisvalle!

-Piacere Ispettore Carlo Dalbino e il sovrintendente Nicotra.- un uomo sui trent’anni il primo  e oltre i cinquanta il secondo, capello scarmigliato e pancia che preme sui bottoni della divisa quest’ultimo, asciutto e abbronzato ma giallino il primo- Allora, signor Roncisvalle, ha un documento? Così sbrighiamo le formalità.

- La patente.

- Ah siamo dello stesso anno, di Palermo? E che ci fa qua.

- Ci lavoro. Mi occupo di gestione di servizi turistici, in particolare organizziamo tour di trekking e turismo naturalistico.

-Cosa mi racconta della notte del 16 maggio?

-Ero con Chiara Mancini, tornavamo da Catania, dove eravamo andati a ballare.

-In discoteca?

- No in milonga, balliamo il tango.

- Il tango?

- Sì il tango.

- Bene continui.

- Dopo Acireale abbiamo visto un uomo che barcollava sulla corsia d’emergenza. Allora ci siamo fermati, ci siamo resi conto che era uno che conosciamo di vista. Sono sceso e gli ho chiesto se aveva bisogno di aiuto. Poi ha perso i sensi, è caduto ed abbiamo chiamato il 118.

- Ah, quindi non era con voi in macchina.

- No!

- E come è che lo conoscete?

- Era alla milonga quella sera, e poi è uno dell’ambiente del tango. Non lo so come si chiama.

- Non sa come si chiama.

- Il suo soprannome è “Rummulo”

- Cosa è questa storia del soprannome?

- Quando si va a ballare tango i nomi non sono importanti, cioè spesso non ci si presenta, si balla e basta, ma per identificare le persone vengono fuori dei soprannomi. Alcuni hanno molti soprannomi ma quel signore è Rummulo, perché si lamentava sempre.

- Allora ricapitoliamo, lo avete visto alla milo..nga, poi tornando lo avete incontrato sull’autostrada. Non è che gli avete dato un passaggio, poi si è sentito male e avete armato la farsa?

-Ma Ispettore, che dice? Abbiamo visto uno in autostrada che barcollava e  ci siamo fermati per dare una mano. Dopo ci siamo accorti che lo conoscevamo, noi non sappiamo niente su cosa ci facesse in autostrada a piedi!

- Si calmi Roncisvalle, non c’è bisogno di agitarsi.

- E chi si agita, ripeto l’ho visto in milonga alcune volte, ma non so nulla di questo tipo.

- va bene così Roncisvalle, si rilegga il verbale e lo firmi, resti a disposizione.

- Ispettore, la posso fare io una domanda?

-Sentiamo.

-Ma come è finita a “Rummulo”, dopo che l’ambulanza l’ha portato via noi ce ne siamo andati.

- E’ morto.

-Minchia! Oh scusi ispettore.

 

 

-Commissario permesso?

- Avanti.

Nella stanza del commissario Francesca Lenino oltre ai calendari della Polizia e dei CC appesi di traverso,  spiccano alcuni trofei del suo non lontano passato di surfista.

-Allora Dalbino, cosa è venuto fuori.

-Dottoressa la storia mi puzza, è il secondo morto in un mese nello stesso ambiente.

-Che ambiente?

- L’ambiente del tango.

-Del tango?

-Sì, sono persone che ballano il tango argentino, ancora ne so poco ma è gente che va a ballare tango e si conosce di vista, spesso si chiamano con dei soprannomi. Ah era quella sera in milonga, e questo mi fa sospettare, inoltre non è il primo morto nell’ambiente.

-Quale morto?

- Uno a Reggio due mesi fa e  questo a Catania? Due morti strane specialmente questa del tipo da solo in autostrada, dall’autopsia è venuto fuori che era imbottito di cocaina-

-E’ morto di overdose?

-Macchè crisi allergica che si è evoluta fino al blocco respiratorio e poi cardiaco, certo la cocaina forse ha contribuito, ora la scientifica sta facendo delle altre analisi e sta indagando per capire di che allergie soffrisse.

-Sì intanto vediamo da chi si riforniva di cocaina, e come ha fatto a rimanere a piedi in autostrada.

-Commissario, posso prendere delle lezioni di tango?

-Dalbino, ma che hai voglia di babbiare?

-Ma no Dottoressa, secondo me bisogna capire come funziona un pochino questa storia delle milonghe, di sta gente che se ne va ballare e si conosce solo di vista.

- Dalbino con la rosa in bocca che balla tango! Ma finiscila cerca lo spacciatore piuttosto!

-E se prendo le lezioni nel tempo libero?

-Fatti tuoi, cerca lo spacciatore!

postato da: felipelcid alle ore 23:33 | link | commenti (2)
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lunedì, 04 luglio 2005

Il terzo episodio è quasi pronto, un rapido ma necessario lavoro di limatura e sarà pronto.

Sicuramente attuerò il suggerimento di far rientrare personaggi che sembrano comparsi per caso nella storia.

A prestissimo

postato da: felipelcid alle ore 23:29 | link | commenti (1)
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