Ciao Nonna Annì,
Ricordi: due chiacchere al telefono con la nonna lontana, le cui raccomandazioni sono sempre ben accette. Poi molte estati con te alla casa al mare sempre pronta a preparare orecchiette. Solo una volta una persona ebbe a dire che non le piacevano. Hai visto a dare le perle ai porci? Quella ragazza non finì il suo piatto, ma ne fummo ben felici.
Ricordi di quando bimbi, arrivava questo turbine panormita in casa tua. Il Nonno per cui eri solamente Annì. e lui Vincenzino pronunciato con l'accento inconfondibile. I tuoi modi di dire, i tuoi intercalare. Mi ricordo la tua voce.
Quanti racconti di nevi, di viaggi, di spostamenti, di sei bimbi da crescere a cavallo della 2 guerra mondiale, di una lettera (alla Regina?) per ottenere un agognato trasferimento. Ma quelli che mi colpivano di più erano quelli della campagna. Quando eri la più grande di undici tra fratelli e sorelle e avevi da badare ai più piccolini. Il lavoro dei campi e gli scherzi, mai a stare con le mani in mano. Ed effettivamente trovavi sempre qualcosa da fare, cucire, rammendare, badare al sugo, a levare le foglie secche da una pianta, mai un momento in ozio almeno finchè è stato possibile. Credente devota. All'ultimo stanca, troppo stanca, meglio da ragazza quando non lo eri mai e ti chiamavano la "capretta" per l'agilità con cui ti arrampicavi.
Uno squarcio tra le nuvole e
un brandello di montagna rivela un mosaico di colori.

Dove camminare costa fatica, lavorare la terra ancora di più, Lì la fatica è arrivata in cima, al culmine