Appunti di viaggio del 29 dicembre
Si parte alle 8.00, attraversiamo sana’a. Caotica, giungiamo dopo un’ora presso un posto di controllo dove innumerevoli stranieri (tra i quali un mucchio di italiani) attendono lì il via.

Oggi, per raggiungere marhib è consigliata la scorta della polizia. C’è un grande movimento, auto, moto, camion, ad un certo punto si parte.
Attraversiamo canyon profondi, villaggi dove gli autisti fanno rifornimento di qat e i bambini ci chiedono penne, sapone, foto e dolci. Prendiamo il the speziato di cardamomo, cannella e chiodi di garofano, dolce, servito, come si usa, in bicchieri di vetro da tavola.


E’ una “stazione di servizio”, ma senza offerte di mirabolanti raccolte punti, la benzina costa 5 dollari per 20 litri. In giro uomini con i kalashnikof a tracolla sulla spalla, altro che coppola e lupara. Soldati e civili. Gli amici si tengono per mano.

Arriviamo al Baraquish. Nel deserto pietroso, una roccaforte circondata da alte mura.

Una sola porta d’ingresso. Sulle pietre del muro di cinta alcune iscrizioni in una lingua antica. Non è arabo, è prima che vi fosse l’arabo.

Entriamo e riconosciamo una cupoletta che sembra recente e lo è, accanto gli scavi che hanno portato alla luce imponenti colonne a sezione quadrata altre oltre 3 metri, doveva essere un tempio.
L’archeologa che incontriamo ci spiega: si tratta di un tempio Mineo 1200 a.C., scavato nell’ultima campagna, non si possono fare foto. Dopo allora si successero vari regni, tutti prosperarono con i commerci da e verso il mediterraneo. Vennero anche i Romani.

Poi nel Medioevo tardo un Imam decise di farne la sua città e costruì il muro di cinta e le case usando i blocchi di pietra dei templi. La spedizione italiana lavora da ottobre a gennaio, nei mesi più freschi, e porta alla luce i resti della città, e poco più lontano una necropoli minea unica. Proseguiamo per Ma’rib, il nastro di asfalto costeggia il deserto di sabbia, alcuni coni vulcanici sono disseminati dall’altro lato della strada. Arriviamo alla diga nuova fatta dai turchi e quella vecchia che rendono questa valle verdissima e coltivata. La reggia della regina di Saba, o un tempio, le colonne a sezione quadrata.


Gli archeologi per trovare i fondi per le spedizioni convincono i finanziatori proponendo scoperte sensazionali con riferimenti alle fonti conosciute a tutti: l’iliade, l’odissea, la bibbia. E poi trovano molto di più, molto altro, ma vox populi resta legata all’argomento di maggior presa. Qui tutto è la regina di Saba, molti regni si sono succeduti, alleati, combattuti. Chissà che aspetto avevano queste valli, questi deserti, allora… Ecco la vecchia Ma’rib, di fango sbriciolata, ci siamo arrivati al tramonto veloce di questi latitudini, il sole si è nascosto e il buio è repentino.

L’albergo è da turisti, con la polizia alla porta, mangiamo presto e andiamo a dormire, domani si parte alle 4.00 attraverseremo il deserto.

Cos'è?
Kefia:




KALAM! KALAM!




Ed appena entrammo in quella città antica, non si sa quanto antica, dello stesso colore delle montagne intorno, ci vennero incontro dei bambini scalzi, ma ben vestiti. Alcuni avevan la jambia, altri un orologio al polso. Le bambine era solo un pochino più timide. Alcune con orecchini e bracciali d'oro. Correvano verso di noi:- Kalam, kalam! Le penne, il calamaio dei nostri nonni. E ne abbiamo portate di penne, pastelli, matite. Ad uno spiegavi che in quella il tappo si gira per far uscire la punta, e quello ugualmente cercava di stapparlo. Anche i quaderni abbiamo portato, buona parte del peso dei bagagli era quaderni e blocchi per appunti (non ho usato l'inglese, visto!), la prossima volta sarò scientifico arriverò al limite di franchigia in quaderni.
Era bello vederli contenti rimirare una penna, provarla subito sul palmo della mano, oppure appena ricevuta sedersi sul gradino più vicino per scrivere sul quaderno nuovo.
Alla fine del giro non ne avevamo più ed è andata in regalo una penna con inchiostro gel, punta grossa, con cui mi dilettavo a prendere gli appunti di viaggio era l'ultima Ma sì meglio così, mi piace pensare che qull'inchiostro raffinato scriva da adesso un poi da destra verso sinistra le idee, gli esercizi e gli scarabocchi di un bimbo. Magari contribuisse a rendere migliore il suo paese.




In fondo alla borsa ho poi trovato una stilografica con un pellicano stilizzato, reduce degli anni ottanta, e scovata nel rastrellamento delle penne di casa prima della partenza. 

