Maratonina della Concordia 25 febbraio 2007
"Maratonina" non mi piace sembra riduttivo, una mezza maratona è una gara diversa dalla maratona è tutto un altro paio di maniche! La mezza maratona corsa da Agrigento appena ieri è particolarmente impegnativa: ricchezza di salite e di discese (con brevi tratti ripidi), e molte curve di cui due a U.
Quando si vuole correre non ci si fa distrarre ed infatti non ci hanno potuto la gomma bucata partendo da Palermo, le previsioni del tempo pessime, la prestazione degli eroi della pedata rosanero, la colazione striminzita al mattino (b&b per altro molto ben curato), il ritardo di mezz'ora in partenza, niente da fare se hai voglia di correre corri e basta.
Il tempaccio promesso era una giornata fresca con il sole alterno alle nuvole, e del percorso tormentato una occasione in più per allenarsi. Provo a mettermi in scia del socio di allenamenti, stiamo andando troppo veloce, tanto che il Barone ci passa solo al terzo km. Il socio è in grande condizione, ai cambi di pendenza reagisce con efficacia, io torno a più miti consigli per continuare al mio passo. E faccio bene! sfrutto le discese, e cerco di cambiare passo in salita, vengo recuperato da un po' di podisti, poi la situazione si stabilizza. Il secondo dei tre giri è come sempre il più duro, anche perchè la gente lungo l'elegante via Atenea è intenta a fumare, a parlare, a passeggiare, ma non manifesta alcun interesse per la gara. Lungo il viale dalla vittoria invece saranno rapiti dal panorama col Canale di Sicilia ai loro piedi. Insomma non applaudono neppure a richiesta, qualcuno incita solo chi conosce ma sono voci rare. Per lo meno non ci sono automobilisti inviperiti, ed il percorso è veramente blindato dalla polizia municipale. Mi concentro nell'azione di corsa ed incito gli amici che incrocio in senso in verso. L'ultimo giro, dopo una rampa indigesta piazzata immediatamente dopo un curva a U inizia con sensazioni buone riesco ad allungare un pochino e recupero qualche posizione specialmente gli ultimi tre km, quando evito anche un vigile intento a sistemare una transenna. L'ultimo km, uno con canottiera giallo evidenziatore a cui mi affianco, cerca di replicare, aumento impercettibilmente, a trecento metri dall'arrivo ha abbandonato i propositi di volata, e così vista la distanza che mi separa da quello che ho avanti so che arriverò con lo stesso passo al limite dell'ora e ventisei. Finisco la gara che sono meno stanco che al secondo giro, ci si rifocilla in una zona arrivo ben organizzata. Incontro chi è arrivato prima di me, ed attendo gli altri. Il primo commento è relativo alla durezza della gara, c'è chi detesta la salita chi la discesa, chi il caldo quando usciva il sole, chi il vento, chi notava i ritiri eccellenti, chi stimava proiezioni in pianura della prestazione odierna, chi si chiedeva cosa avessero fatto gli amici impegnati alla Roma-Ostia. Io sono pronto a scommettere che in molti saranno agguerriti a Pergusa alla seconda tappa del gran prix delle mezzemaratone di sicilia. Complimenti al Barone che vola sui selciati di Girgenti per il magnifico ristorante che ci ha consigliato (spaghetti ai ricci assolutamente indimenticabili)...

felipelcid ed il barone mangiatori di arance
ps i risultati? andate sul sito della palermo h1330 il web master è stato velocissimo, in tempismo quasi eguaglia gli amici della sportactionweb che secondo me devono avere qualche antenato svizzero
A volte in una passeggiata appena fuori porta...

capita di trovare luoghi così, il mare è distante solo 500 metri, dicono...

campionato regionale di corsa campestre 18/02/07
Piano Stoppa Misilmeri, incastrato tra le montagne a sud di Palermo. Il popolo podista siciliano è presente in massa, ben tre batterie partecipatissime, incontro gli amici e le amiche di messina, è come se non ci vedessimo da un giorno ed invece è passato oltre un anno e mezzo che mi sono trasferito. Il circuito si sviluppa intorno al campo sportivo, alcuni tratti sono in leggera discesa altri in leggera salita, moltissime le curve di raggio diverso.
Della Palermo h1330 siamo un bel gruppetto, ma potremmo essere di più. E' l'occasione per scambiare due chiacchiere con calma e di presenza visto che ci si incrocia solo per gli allenamenti (loro sono precisi e partono alle 13.30, io invece riesco a correre con un'ora di ritardo), oppure sul forum. E gli scherzi del forum continuano anche qui.
Poi arriva il momento della gara, distanze differenti per le diverse categorie, e comunque 4.5 o 6 km. Per i maratoneti sono distanze che non preoccupano, però l'intensità è quella che cambia, qui bisogna andare forte, e si andrà più forte che nei medi di allenamento. Bisogna impostare un ritmo elevato, ma non esagerare e poi giocarsi le carte all'ultimo. Punto a fare un buon medio, domenica prossima in programma ci sarebbe la mezza di agrigento, e così parto gagliardamente recuperando posizioni su posizioni. Al 2 giro il serpentone di podisti è allungato, pochi sono i sorpassi, bisogna tenere il ritmo. Al terzo giro i segnali sono positivi, ma non ho voglia di forzare, in un paio mi affiancano e si mettono davanti. Lascio fare, vedremo all'ultimo giro. Penso a scegliere le migliori traiettorie, a sfruttare le discesine. L'ultimo giro è dove si gioca tutto il giocabile, il pubblico di amici e parenti incita un po' tutti e sento Nino che mi urla gli ultimi 500 m "vai felipe vai col tango". Vero è ora di attaccare la musica, che però deve essere una milonga* visto che con un imperioso allungo nei 200 metri recupero un paio di posizioni. 22'06'' per percorrere 6000 metri sono moneta sonante che dicono che la preparazione sta dando i suoi frutti.


*la milonga che potete ascoltare cliccandovi sopra si intitola la puñalada Música: Pintín CastellanosLetra: Celedonio Flores Orquesta Juan D'Arienzo Instrumental ed è linkata da www.todotango.com
*foto maurizio crispi da www.podisti.net
Spianare Pizzo Manolfo

Cosa pensa un automobilista quando vede un podista correre sul ciglio della strada?
"E' un pazzo, ma chi glielo fa fare?"
Eppure quei podisti, in questo caso erano due si erano dati appuntamento sotto casa avevano lasciato una automobile in zona d'arrivo dotata di acqua, sali minerali, indumenti asciutti e poi si erano recati sull'altro versante della montagna Pizzo Manolfo. Avevano parcheggiato l'auto nei pressi del cinema ed erano partiti.
Obiettivo spianare Pizzo Manolfo, di corsa, ovviamente, e senza ruspe o motopale da 40 metri sul livello del mare fino a 620 m slm per ridiscendere a 130. La salita iniziale è impervia tornanti dopo tornanti, le mtb non riescono a stare dietro. Si corre dentro un bosco di pini mediterranei, sotto di essi lecci e frassini ancora piccoli, il vento agita le fronde. Si sta bene nel bosco, poi ci sono tratti esposti al vento dove gli arbusti combattono la loro lotta contro gli elementi, i podisti corrono accanto alla parete per ripararsi dalle sventagliate di maestrale. Si sale ancora, ma senza le salite ripide un biker solitario in senso inverso saluta i podisti. Alcune vacche guardano i podisti senza interrompere di mangiare. Alcuni maremmani invece partono verso i podisti abbaiando e agitando le code a stendardo, ma è sufficiente sollevare un braccio (come se si avesse una pietra da scagliare) e urlare che i cani desistono.
Il fruscio del vento è squarciato dal rombe di motociclette dai copertoni artigliati, non si sentono, per un attimo, più gli uccelli, poi allontanatisi tutto sembra tornare tranquillo. Comincia l'ultimo tratto di asfalto prima della discesa al punto d'arrivo di questo lungo. E' una discesa lunga 4-5 km non troppo ripida, i podisti fanno girare le gambe, mentre molti automobilisti si fanno la solita domanda e due ciclisti salutano solidali.
L'auto appoggio all'arrivo è una gran cosa, i podisti si cambiano e si dissetano, un allenamento organizzato alla perfezione... Forse i podisti sono veramente pazzi
Capacità di adattamento
Adattarsi al mutare delle condizioni è una gran cosa, "calati juncu chi passa la china". Un proverbio siciliano prende ad esempio il giunco che si piega e una volta passata la piena riprendre la sua posizione. Quante volte ci adattiamo alle condizioni che mutano, lo facciamo inconsciamente eppure lo facciamo. Al caldo e al freddo li sopportiamo fino ad un certo punto poi facciamo qualcosa. Ma cosa succede per un piccolo dolorino, per un indolenzimento, mille e mille volte nulla fino a quando non diventa un vero e proprio dolore ed allora spesso il danno è fatto. La corsa ti abitua da ascoltare il tuo corpo ma anche a sopportare il dolore, il corpo si adatta, compensa, se il piede si appoggia in un modo allora la caviglia è sforzata in tal senso, il ginocchio in quell'altro, il bacino ruota un pochino, ed ancora le spalle ed in ultimo il collo e la testa. Così vedi gente correre tutta storta, e ti domandi come fanno a correre così forte e così tanto, chissà quale miracolo di adattamenti e di compensazioni, oppure quale sopportazione della fatica e degli acciacchi. Io ho provato su di me anche gare molto lunghe e allenamenti altrettanto lunghi in cui ripeti il gesto di correre per molte ore (fino a 11 nel caso della celebrata cento chilometri del passatore) ho capito che adattarsi è un bene ma non bisogna eccedere, il corpo deve adattarsi ma sempre in modo diverso, non abituarsi mai alla stessa identica cosa. Per la corsa il segreto sta nei piedi e quindi nelle scarpe, una enorme quantità di fastidi si riduce già cambiando di continuo scarpe. No, non bisogna comprare ogni giorno scarpe nuove, ma alternare quelle che si hanno non solo negli allenamenti ma anche nella vita di tutti i giorni. chissà in quante cose nella vita ci si abitua a farle sempre nello stesso identico modo e poi ci si annoia, non sarebbe meglio cercare sempre nuove strade anche per fare raggiungere lo stesso posto?
e che ti sembra poco uscire da casa col nuvolo, incontrare un gruppetto di amici sudati che hanno appena finito di allenarsi, attendere l'arrivo del socio di allenamenti. Svestire la tuta indossare il gilet antivento (ci hanno detto che a Mondello si vola) e partire.
Correre nei viali sterrati di una ex riserva di caccia ora riserva naturale (Monte Pellegrino), tra mandarini, lecci e pini. Percorrere una prateria di ampelodesma su un sentiero a mezza costa, lambire le grotte dell'Addaura abitate fin dal neolitico, sfidare il vento a Mondello dove wind surf e kitesurf disegnano evoluzioni tra le onde alte. Arrivare fino al faro di Capo Gallo (riserva naturale omonima) ed altre grotte abitate dagli amici della grotta di prima qui il pennisetum ha preso il posto dell'ampelodesma e le sue spige carezzano le gambe di chi corre. Attraversare la piazza di mondello con gli auomobilisti imbacuccati che ti guardano coem fossi un pazzo. Riprendere la strada per lo stadio. Sulla salita la benzina finisce si tratta di viaggiare di conserva aspettando che i grassi vengano mobilitati. E ancora i viali del parco della Favorita con molta gente che correre. e così che oggi ci siamo sciroppati il "lungo" quando le nuvole furono spazzate dal vento per fare posto al sole.