

Tre posti diversi ma in contemporanea. Il fuoco divorava il lavoro della Natura e dell'uomo. Complice della scelleratezza di altri uomini il vento caldissimo e teso ravvivava le fiamme, le aiutava ad avanzare fin quando c'era qualcosa da bruciare.
Cosa resta adesso? cenere, fuliggine, migliaia di rifiuti abbandonati lungo la strada che luccicano al sole, rami neri che si protendono al sole senza più trasformarne l'energia.
Non resta che aspettare le pioggie o magari le prime brume mattutine per rivedere un po' di verde.

di asfalti viscidi il due giugno a palermo queste foto testimoniano. Appena un settimana prima delle madonie e nell'attesa che arrivino le immagini ecomaratoniche...

foto M.Crispi
camminando come paladino di francia
Erano passati tre giorni dalla impresa che lo portò ad uscire dalla generosa polizzi, per attraversare piano noce, scalare timpa di mendola, raggiungere piano cervi, scendere alla piana di quacella costeggiando un enorme anfiteatro carsico.
Il vallone con gli antichi abeti rimasti appena in trenta in tutto il mondo era bordato di rocce aguzze, e in alto si stagliava il santuario dal quale cominciava la discesa per il paese.
Erano passati tre giorni ma l'impresa e quella discesa percorsa come un diavolo, col peso in avanti, con i piedi che cercavano appoggi tanto veloci quanto instabili sulle pietre aguzze e malmesse, sui fossi, le buche, i rami, si ripresentava ad ogni passo.
Erano passati tre giorni e quei passi sembravano quelli dei paladini di francia. No, non quelli veri di carne e ossa, o di qualli immaginati dall'Ariosto, quelli del teatro dei pupi con i movimenti legnosi eppure eroici.
Erano passati tre giorni l'acido lattico aveva intriso ogni fibra dei quadricipiti allenati per attaccare con ferocia quella discesa. Ma che ora avevano il loro da fare a digerire l'immane fatica. La corsetta del lunedì, la nuotata blanda del martedì, l'altra corsetta del mercoledì, avevano contribuito solo in parte a permettere di scendere i gradini un pochino meglio, ma sempre con fare da compadrito de Villa Urquiza.
Eppure verrebbe voglia di iscriversi all'altra impresa sull'Appennino Emiliano a saggiarne un'altra di ecomaratona, per poi camminare di nuovo come un legnoso Rinaldo, ma sempre meglio che Tano di Maganza!
ecomaratona delle madonie

sole e rocce aguzze, boschi frondosi e praterie aride, pietraie infide e prati morbidi. Un susseguirsi di panorami come in caleidoscopio. Un passo dopo l'altro se ne aprivano di nuovi salendo e scendendo per alcune delle cime delle Madonie. Correndo per ripidi sentieri o camminando dove la salita era impervia, non c'era il tempo di annoiarsi. Ai punti di ristoro gente simpatica e affabile. Così è stata la prima ecomaratona delle madonie, della quale ricorderò:
a) l'orgoglio di un vecchio dai baffetti curatissimi che scambiava commenti con i podisti assetati di strade che da tutta Italia sono venuti a provare un pezzo di Sicilia
b) i moltissimi amici che hanno partecipato con ottimi risultati
c) l'aria soddisfatta, a ragione, degli organizzatori alla prima esperienza in una gara dove il cronometro non serve ed molto più importante immergersi nella Natura
d) l'amico giuseppe con cui abbiamo preparato la gara e che a causa di un banale infortunio non potendo correre si è prodigato in incoraggiamenti e rifornimenti volanti.

una espressione tipicamente siciliana che manifesta un gran lavoro ancora da compiersi