Sin miedo ni verguenza

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martedì, 29 gennaio 2008

parabita... la maratona che partì due volte

la maratona che partì due volte accadde di gennaio nel cuore del Salento ricco di vini negramaro, di olive e di olio e di barocco. Il sole questa volta non aveva ostacoli, illuminava con violenza tutti gli oggetti: le vigne legnose dell'inverno, gli ulivi secolari, i fiori bianchi e gialli che non erano ancora stati passati al fil di lama per essere spuntati proprio sotto gli ulivi, ed un popolo di uomini e donne in calzoncini e canottiera. Tra questi alcuni avevano muscoli di seta capaci di correre veloci per grandi distanze. Uno di questi, biondo, fregiatosi d'oro proprio nella città che raccolse il grido di vittoria di Filippide, insieme agli altri si lanciò dopo lo start ad inseguire l'auto apripista, e tutti e quattrocento a loro volta all'inseguimento. Un motociclista sbraitava come un pazzo- avete sbagliato strada, avete sbagliato strada, la maratona è dall'altro lato, dall'altro lato.- Le sue urla si confondevano con quelle di chi salutava gli spettatori, degli applausi, delle prime sensazioni della corsa, con i motteggi dei soliti buontemponi che favoleggiano sulle loro presunte prestazioni dopo la maratona.

Il motociclista aveva ragione, avevamo sbagliato strada, tra mugugni e lamentazioni riguadagnammo la partenza. Qualcuno sbraitava- inaudito, inaudito, non s'è mai vista una cosa del genere. Altri minimizzavano, un chilometro più uno meno che vuoi che sia. E fu meglio, al nuovo sparo i muscoli erano più caldi la corsa più naturale. Rividi l'omino con i muntandoni, il basco e le bretelle, il popolo della napoli nord marathon con le loro canottiere arancio, i mille colori delle società pugliesi. Il pubblico applaudì con maggior vigore e percorremmo le strade di Parabita alla volta di quelle di Matino.

le strade lastricate ci condussero lontano dagli applausi e dalla gente per condurci tra gli uliveti, e poco dopo Casarano con altro pubblico ed ancora festa.

Il cronometro raccomandava di rispettare i programmi, di non sottovalutare l'unica salita e di sfruttare l'unica vera discesa, senza esagerare. Arrivò il dodicesimo km, mi permisi anche una sosta idrica, e poi rispettare il programma portarmi a 4'30. La corsa si fece rigida e poco fluida, mentre entravamo a Taviano. Non mi persi d'animo, un ragazzo dalle gambe grosse di muscoli e dal viso magro si mise avanti a fare il ritmo, era quello giusto, io pensai alla catena di movimenti da eseguire facili, facili. Ripresi senza tentennamenti, iniziammo ad altenarci a tenere il passo e cominciammo i sorpassi: quello che a tutti raccontava che era la sua prima maratona, quello con la cintura ricca di boccette, quello che era partito troppo forte, e tanti altre ed altri. Attraversammo ancora uliveti non potati da anni e uliveti dove pochi rami si rivolgevano al suolo, vigneti carezzati da uomini dotati di forbici, campi di grano in attesa di tornare uliveti e vigneti, ville, passaggi a livello, ancora paesi con la gente festante e ragazzi di maratoneti.com che avevano dato il cambio alla scorta di Valentina che incitavato tutti a squarcia gola (ed anche io sono stato incitato per nome)

I chilometri scorrevano sotto le suole, scorreva l'acqua dei rifornimenti nella gola e sulla testa, scorrevano i podisti che recuperavamo, scorrevano i paesaggi ed arrivò Tuglie

Ancora muscoli duri il ragazzo invece no, perdo contatto, una manciata di secondi, e meno ma ritorna il giro di gambe, tranquillo, di nuovo lo stesso passo fino al rettilineo di Parabita dove ai grandi podisti dai muscoli di seta una ragazza con grande sogno occupa il palco e racconta la sua avventura circondata dalle magliette gialle di maratoneti.com

Una maratona corsa come doveva essere: il lungo perfetto, ed in più un completino nuovo, una statuetta, una pacco di orecchiette, una pranzo favoloso con piacere di condividerlo con alcuni cari, un bel week end di sport e affetti, e molti km ben oltre quelli percorsi in 3h 14'55''... si concluse la maratona con lo straordinario primissimo, emozionante, applauso del Pepito

 

postato da: felipelcid alle ore 22:33 | link | commenti (2)
categorie: racconti, corsa, podismo
mercoledì, 23 gennaio 2008

a volte basta attendere un attimo perchè le cose cambino...

allaluce

postato da: felipelcid alle ore 08:12 | link | commenti (6)
categorie:
domenica, 20 gennaio 2008

la cronaca agonistica

 oggi bella campestre, vera campestre con fango erba bagnata, curve strette, salitelle e discese, ho messo dietro alcuni che di solito sono davanti e mi sono avvicinato molto a un sacco di gente, ho regolato in volata uno che di solito vedo solo da dietro, (questa volta mi è stato alle calcagna dall'inizio, all'ultima curva ci ha provato, ma ho piazzato un bel 200 metri senza dargli possibilità di replica) 7200 m in 28'32, 12° assoluto, 3° di categoria ed era campionato provinciale

postato da: felipelcid alle ore 19:13 | link | commenti
categorie: podismo

di quelli che c'erano e di quelli che avrebbero dovuto o potuto o voluto esserci...

chi c'era trovò:

una giornata di sole tiepido che recava il sentore della primavera;

un fondo circondato da un muro alto quattro metri in cui entrare attraverso una porticina;

la sorpresa di uno squarcio di verde fatto di erba umida accanto alla nevralgica rotonda;

un percorso impegnativo fatto di erba morbida, di fango, di curve ora strette larghe lungo poco più di un chilometro, dove dimenticare di trovarsi in città;

una gara organizzata a puntino, con ristori, degustazioni, bagni, rilevamento automatizzato dei passaggi, assistenza medica;

un gruppo di amici capitanati dallo zio nino pronti a divertirsi correndo;

l'agonismo, la fatica, la voglia di non mollare, il cuore che batteva forte, i muscoli tesi, le caviglie reattive, i piedi che perdevano il terreno, il sudore, il piacere di far andare il proprio corpo a tutta forza;

i racconti e le impressioni, la voglia di rivincita, la soddisfazione di una bella gara, le premiazioni, gli arrivederci alla prossima.

chi non c'era leggerà e magari la prossima volta deciderà di esserci

presenti assenti
postato da: felipelcid alle ore 18:44 | link | commenti
categorie: racconti, corsa, podismo
venerdì, 18 gennaio 2008

IM008568

La luce muta e ciò che è colpito da essa muta a sua volta

idf

postato da: felipelcid alle ore 12:21 | link | commenti (2)
categorie: racconti
domenica, 13 gennaio 2008

Maratonina delle arance rosse, scordia

Il Pepito e la Rossa giunsero a Scordia per accompagnare Felipe e lo zio Nino per la prima mezza maratona del 2008. Il sole illuminava la piana ai piedi della grande montagna incappucciata di neve, facendo sorgere dubbi su quante decine di tonalità di verde esistono in Natura. Gli alberi, portati dagli Arabi mille anni fa, erano carichi di frutti arancio fuori e rossi dentro. Questi alberi venuti da lontano adesso erano di almeno tre verdi differenti: uno scuro scuro da un lato delle foglie che hanno visto già tanto sole, un verde più tenue ma ben deciso sulla lato della foglia che guarda in terra ed infine uno pallido, tenerissimo delle foglie nuove che conquistano il sole dalla sommità della pianta.

A Scordia tutto parla di arance, anche la maratonina, la maglietta celebrativa, il dono all'iscrizione, il dono alla consegna del pettorale. Zio nino, felipe, il pepito e la rossa avevano celebrato le arance già dalla sera prima, quando nella città fondata dai calcidesi quasi tremila anni fa (Leontini), degustando linguine alla arance rosse e il biancomangiare aromatizzato agli agrumi ad iniziar e completar la cena prima della gara. Con lo sfondo di questa piana traboccante del frutto delle esperidi, Scordia si presenta al popolo podista con un circuito fatto di tratti di salite lievi e discese lievi inframmezzate da qualche brandello di pianura.

Non tanti gli iscritti, un po' in più di un centinaio, ma provenienti dai quattro angoli di sicilia e dei più motivati, e con alcuni nomi eccellenti siciliani e marocchini di stanza in sicilia. Mi infilai in gruppetto di cui non conoscevo nessuno, ritmo veramente allegro, la salita del terzo giro mi consigliò prudenza, e mi incollai a gruppetto che ci seguiva da presso. Il quarto giro fu fitto di cambi di ritmo, io e il trapanese non ci tiravamo indietro alla bagarre, se non che il gruppetto si sfaldò e noi proseguimmo a raccattare i cocci del gruppetto precedente sgranatosi a sua volta. Prima di iniziare il quinto giro, il marocchino tutto gambe ci passò per conquistare la prima piazza in un'ora e quattro minuti.

Non ci voltammo neppure indietro, se lui andava forte non non eravamo da meno, infatti un altro coccio del gruppetto della partenza rendeva paga ai cambi di pendenza e di direzione ed era cotto a punto giusto per non tentare nemmeno la reazione al nostro sorpasso. Io e il trapanese l'ultimo mille, anche se di categorie diverse, decidamo di battagliare fino all'ultimo. Lui allunga sul rettilieno opposto all'arrivo appena inizia il basolato. Lo seguo da presso, alla curva stretta a destra, dove inizia la salita, metto in moto i piedi, sorpasso con decisione. La salita la aggredisco con falcate muscolari, ancora curva stretta a sinistra, discesa a tutta e curva a destra per rientrare sul rettilineo dell'arrivo. Allungo ancora per bloccare i numerini che girano al polso sinistro, quando sorvolo la striscia bianca a terra 1.21.58.

Il pepito e la rossa erano lì ad attendere al sole che faceva dimenticare l'aria frizzante. Lo zio nino, l'avevo visto con passo volitivo lungo il percorso ora compariva in fondo al rettilineo dietro un tipo alto con la maglia arancione come le arance. Anche per lui il traguardo fu più vicino di un'ora e mezza.

tris inseguimento zunino

postato da: felipelcid alle ore 19:04 | link | commenti (1)
categorie: corsa, podismo
mercoledì, 09 gennaio 2008

Correre per i viali della Favorita è un privilegio, ma...
A Palermo i podisti, ma anche chi semplicemente fa un po' di jogging, ha la possibilità di correre per i boschi di una riserva naturale che poco più di duecento anni fa fu creata quale riserva di caccia di un re Borbone. Ebbene quella riserva di caccia adesso è una Riserva Naturale. Un fitto reticolo di sentieri e viali la percorre in lungo ed in largo.
Salite, discese, sterrati impervi, viali scorrevoli, boschi, radure, scorci di paesaggio che si aprono all'improvviso, vecchi agrumeti profumati di zagara e valloni selvaggi che incidono i fianchi di Monte Pellegrino.
Tutto sarebbe perfetto se non fosse che qualcuno ha deciso di abbandonare dei rifiuti, amianto in particolare, lungo questi viali, se non fosse che questi rifiuti rimangono a fare bella mostra di sè da alcuni mesi ormai, se non fosse che le auto sfrecciano incuranti dei limiti e dei dissuasori di velocità, se non vi fosse il continuo teatro a luci rosse alimentato da chi non resiste dal fare certe cose all'aria aperta, se non vi fossero branchi di cani che di tanto in tanto sembrano gradire le caviglie dei podisti.
E così quella privilegio di correre nella Natura, di accedere a piedi fino alla cima di Monte Pellegrino, o di fare una visita al Santuario di Santa Rosalia o di raggiungere Mondello attraverso i boschi, a due passi dalla città caotica, diviene un percorso ad ostacoli dove stare sempre sul chi va là ("quartiarsi"), per nulla certi di allenarsi respirando aria pulita, visto che oltre al traffico veicolare c'è la possibilità di inalare anche un po' di polvere di amianto.
foto www.vivendopalermo.it
postato da: felipelcid alle ore 22:37 | link | commenti (1)
categorie: racconti, corsa
lunedì, 07 gennaio 2008

 

l'aria spessa del mattino ed un canale di luce tutto per la isla...
postato da: felipelcid alle ore 17:50 | link | commenti
categorie: racconti
venerdì, 04 gennaio 2008

il tuo mimetismo è perfetto tra le foglie ma non è detto che vada bene qualunque verde superficie

postato da: felipelcid alle ore 12:37 | link | commenti
categorie: racconti