Running in Favorita
il Parco della Favorita è il luogo della corsa dei panormiti. Non a caso è il più grande degli spazi verdi della città, è ricco di sentieri e strade sterrate, immediatamente alle spalle dello stadio di atletica. Ed è perfetto per il riscaldamento prima dei "lavori" in pista, ideale per un giretto tranquillo, favoloso per il nordico fartlek, adattabile facilmente per un lungo (grazie alle estensioni Faro Mondello o Giro Addaura), strepitoso per le salite (scala vecchia, e varianti santuario). Insomma un privilegio, un vero privilegio correre a due passi dalla città ma in una riserva naturale.Era un po' che correvo da solo per i sentieri della Favorita, e così la mia attenzione si è concentrata sul percorso anzicchè, come avviene correndo in compagnia, sui vari argomenti di discussione.
Mentre la poiana volteggiava sulla pendice della Rufuliata, mi sono reso ancora più conto che i sentieri sono quelli di un tempo, con la sola differenza che a marcarli sono i podisti ed i ciclisti, qualche cavallo. I buoni rapporti tra tutti gli utenti garantiscono la fruibilità senza conflitti. Però non c'è neppure una fontana (se non consideriamo quella di villa niscemi), quindi podisti, ciclisti, cavalli e cavalieri, devo correre a secco. nel corso degli anni sono state eliminate le recinzioni e ci voleva, anche se è costato l'abbandono di rifiuti a destra e a manca da parte dei soliti imbecilli. Oggi una pattuglia della polizia municipale nello slargo di viale Diana ha dirottato tutte le africane da un altra parte. Bisogna dire che la clientela più o meno la stessa delle nostrane di un tempo, non ha mai perso l'abitudine di lasciare immondizia ovunque, di parcheggiare in modo fantasioso e sempre irrispettoso di una riserva, sente probabilmente come imprescindibile l'esigenza di praticare quella attività fisica all'aperto ed in luogo pubblico. Sono così concentrati nelle loro attività che non hanno notato che gli alberi stanno invecchiando, le quercie del parco borbonico sono spesso filiformi, i pini delle pendici si coricano in terra quando non ce la fanno più, e non si vedono, se non di rado, chi li sostituirà.E' pure vero che se gli alberi servono per stimolare i cani ad espletare le funzioni fisiologiche, fino a qualche tempo fa si incontravano, randagi, aggrssivi, numerosi e nutriti da alcuni volontari
oggi non ne vidi traccia. Alcuni facevano compagnia con uno tipo, molto fuori di cotenna, che albergava in una specie di capanno/grotta nei pressi della ex colonia, questi aveva decorato con migliaia di bottiglie di plastica in dintorni della sua stamberga. Non mi sono avventurato fin lì, ma oggi avrei potuto dare un'occhiata se era cambiato qualcosa, sarà per la prossima corsetta e magari occasione per un prossimo post...
la foto rapprensenta il gorgo della Santa, luogo importante anche per la biologia evoluzionista, chissà se qualcuno dei lettori è in grado di svelare (almeno) questo mistero?
Serre della Pizzuta
e fu come si sperava, impervia e scivolosa la strada, fresca e pura l'aria della cresta che domina due valli. Il bosco incantato squarciato di cielo azzurro. E conclusa la stagione del trail siciliano, si pensa già alla prossima edizione raddoppiando quasi tutte le distanze per aumentare ancor di più il divertimento.
cape cod
a sud di boston c'è un posto dove guardare l'atlantico avendo la sensazione di trovarcisi in mezzo. Una striscia di sabbia stretta e lunga ospita un paio di paesi ed un parco naturale. Dune e paludi. Marconi sperimentò qui il suo telegrafo senza fili e noi italici neppure lo ricordiamo. Un nastro di asfalto permette di raggiungere i vari luoghi interessanti e la natura di tanto in tanto ricorda che con un suo vezzo l'asfalto può scomparire sotto la sabbia. Non a caso questa auto è anche 'mussel' ovvero cozza per potersi districare egregiamente anche a mare...ecotrail serre della pizzuta
Una anticipazione esclusiva per chi è curioso su cosa lo aspetterà domenica 5 ottobre partendo da Piana degli Albanesi. Si inizia subito con una salita impervia, tremenda, quasi 350 metri di dislivello in meno di tre km. Solo la prima parte è asfaltata, poi si passa ad una stradella sterrata e poi l'ultimo tratto inizia il sentiero pietroso. Alle spalle il panorama si allarga sul Lago di Piana e le cime che lo circondano, metro dopo metro, passo dopo passo, mentre il cuore ed i muscoli saranno messi a dura prova. Finalmente spiana, chi corre non avrà il tempo di visitare la Grotta del Garrone, ma non è detto che tutti abbiano fretta... E inizia un sentiero in leggera discesa che entra nel bosco misto con prevalenza di conifere mediterranee. Il relax dura poco perchè ricomincia la salita con piccoli tornanti, e la discesa che si alternano fino ad arrivare ai Magazzini di Argomezevet. Il bosco è fitto, il sentiero morbito come un tappeto, tutti i rumori sono ovattati. Si sale ancora un po' ma senza strappi, qualche radura , saliscendi fino a quando il bosco si dirada di colpo e appare la valle dell'Oreto. Un tratto di sentiero a strabiombo. La discesa si fa tecnica con tornanti stretti. Si rientra nel bosco ancora buio e silenzioso, per emergere in una radura più grande quella di Pozzillo, a centro un grande pozzo con bevaio. Il sentiero è diventato una pista scorrevole per chi avrà forza e fiato, quasi sempre in discesa. La stessa si farà pendente per poi risalire con cattiveria. Il fondo non è più sterrato a far capire che è il momento di spendere le residue energie: il paese è vicino. Eccolo apparire dopo una sella. Si scorrono le vie di Piana degli Albanesi con i vecchi che seduti davanti ai bar commenteranno le espressioni sudate dei podisti in lingua arabesh, fino all'arrivo.