24 ore del sole 2008 - Intermezzo tra i tipi podistici
la 24 ore del sole giunta alla terza edizione. Noi, della Palermo h13.30, abbiamo partecipato a tutte le edizioni e nelle ultime due con ben due squadre.
E' stata, ancora una volta, occasione per festeggiare lo sport. L'impegno agonistico non è di certo mancato, come anche quello organizzativo. Magliette personalizzate, ristoro happy hour, consigli, rilevamento di tempi a giro, sfide, motteggi tra di noi e con tutti gli altri amici podisti.
Molti stranieri a cimentarsi nella gara individuale, che una volta definii ipnotica, avranno apprezzato il sole di questi due giorni e forse anche il nostro tifo caciarone.
Se ne sono viste delle belle: missili con due gambe ed ampi polmoni, pancie cospicue, muscoli guizzanti, cappelli e fascie multicolori, tute coprenti e ciclisti aderenti e strimiziti. Un sussegursi di cambi e di controllo delle posizioni, strategie e commenti ad ogni ora del giorno e della notte.
per alcuni è stata occasione di rammarico per non avere allestito una squadra più forte, per molti altri di rallegramento per aver fatto correre tutti indipendentemente dalle prestazioni. A che serve allestire una squadra per "vincere", per non misurarsi neppure con se stessi?
Ci potrebbero essere stati anche nuovi motivi di ispirazione per i tipi podistici, e forse è presto per dirlo, per ora mi godo i muscoli affaticati dalla corsa notturna, la strana sensazione della mancanza di sonno (e chi riuscirebbe a dormire dopo una corsa così), il gusto di avere trascorso molte ore con tanti amici e le loro famiglie.
Ogni tanto mi si "rimprovera" di non segnalare la prestazione cronometrica, questa volta evito il rimprovero: 14,400 m in un'ora e una ventina di secondi.
ecoaldo in attesa del cambio, foto felipelcid
Grazie alle foto di A.Saitta è possibile dimostrare, inconfutabilmente che corsi...
i tipi podistici ( e forse non è finita)
Il maestro
Tutti i podisti hanno conosciuto il loro "maestro", si distingue dagli altri per i molti km percorsi e per il modo di raccontarli. E' in grado di dare consigli e di suggerire programmazioni di allenamenti, sulla base dell'esperienza e di qualche lettura. In molti casi si sobbarca supporto psicologico, è ospite di qualche zecca, cerca di mitigare gli eccessi dei suoi affiliati. Il maestro non perdona chi lo tradisce.
l'enciclopedico
tipologia non molto frequente, almeno nella sua accezione più pura, conosce tutte le gare ed i percorsi, i record di ciascuna manifestazione anche a livello locale. Si nutre, se siciliano, di corrisicilia, sicilia podistica, forum della pah1330 (come ospite non registrato).
il narratore
forbito dicitore racconta tutte le sue "imprese" anche le più banali con contorni epici. Ogni qual volta nel gruppo con cui sta correndo accenna a qualche gara, immediatamente interviene con due possibili varianti: a) l'ha corsa e quindi attacca con il racconto, b) ne ha corsa una meglio e quindi attacca con il racconto. Cosa veramente mirabile è che per raccontare impiega lo stesso tempo della gara corsa!
continua la rassegna dei tipi podistici
l'opportunista
non corre quasi mai da solo, si dubita fortemente che segua programmi di allenamento. Tipicamente arriva al campo sportivo ad orari non prefissati e si aggrega ad un gruppo, "accollandosi" il lavoro del giorno. L'opportunista nella tipologia "nociva" si mette sempre in testa e tira, obbligando il gruppo agli imprevisti straordinari, tranne poi abbandonare l'allenamento a metà! Il suo intervento suscita il perdurare duraturo di commenti sul suo comportamento.la zecca
podista dalla capacità impressionante di seguire il passo di un altro podista. A volte si stacca e riesce in imprese che dimostrano la propria autonomia, ma i più dubitano delle sue capacità in assenza dell'"ospite".Quando correvo io
l'incipit di questo podista, ormai un bradipo, è tipico. Racconta sempre delle sue imprese favolose, spesso ricche di dettagli curiosi ed eroici, ma nessuno stranamente è in grado di confermare o smentire. talvolta riporta ordini di arrivo di gare di epoche remote trascritte con macchina da scrivere olivetti L32!Il podista
quante sono le tipologie di podista... probabilmente infinite basta osservarli con un po' di attenzione. Ovviamente non mi riferisco ai risultati cronometrici, ma agli atteggiamenti proverò a tracciarne qualcuno, se qualche lettore volesse aiutarmi nella continuazione dei tipi podistici... è benvenuto:
il competitivo
lo sfardato
cronometrista
fashion runner
Il pitagorico
Maratona internazionale Città di Palermo
-Pronto Felipe?-
-Ciao vice(presidente)!
-Domani che fai?
-Le foto, ho corso la maratona una settimana fa
-Vuoi fare il pacemaker, nella seconda metà della maratona?
-A quanto vi serve il pacemaker?
- 4.15 o 4.30... forse 4.15 è un po' ambizioso?(4'30'' sono i minuti ed i secondi per coprire ciascun km)
- Ho corso una settimana fa la maratona, meglio 4.30
-allora vieni a prenderti pacco gara, maglietta e pantaloncini, Gualtiero di spiega i dettagli-
Ok ci vediamo più tardi
fu così che mi trovavo ad aspettare il pacemaker incaricato della prima metà gara, in verità lo attendevo al 20esimo km, per prendere il passo, ma lui era in ritardo gli vado incontro. S'era sentito male ed il suo gruppetto era un po' più avanti. Li rincorro chiedendo mentre risalgo finalmente alcuni mi dicono che erano con il pace maker 4,30. Sono con un ragazzo di Messina, prendiamo un passo regolare in grado di compensare salite e discese di cui è ricco il percorso.
Recuperiamo posizioni, qualcuno è già in calo al 25 esimo. I chilometri scorrono sotto i nostri piedi, dagli strombazzamenti cittadini si passa ai silenzi del Parco della Favorita. In tutte le strade chiuse al traffico persone di tutte le età in bici, a piedi, coi pattini. Incontro il mio maestro, che in compagnia della sua atletica famiglia prende possesso (a buon diritto) dei vialoni della Favorita. Scambiamo un paio di battute, a presto sarà riprenderà a cimentarsi nell'agone podistico! Si esce dalla Favorita per rituffarsi nel traffico...
I vigili urbani hanno il loro bel dafare, per calmare gli animi di chi lamenta esigenze indifferibili e non esplicitabili che gli impediscono di fare un giro più largo in auto per andare chissà dove. Con prontezza e tempestività permettono il passaggio degli atleti, per poi far passare qualche auto. Il via Libertà una "signora" sbraita sguaitamente, il Principe, che fa la spola in bici dopo avere corso una eccellente mezza maratona, tra il F.G. e E.N. ci traduce le esigenze di "madame" assolutamente irrinunciabili di puntualità ad un salotto esclusivo. Gli crediamo sulla parola... Il passaggio al giardino inglese è sottolineato dalla musica e dagli incitamenti degli amici. Inizia la salita dei quattro canti il messinese aumenta leggermente, io mantengo fede al ritmo sulla maglia ed altri podisti (campani e siciliani) si fidano.
La rampa del palazzo reale è ancora più bella per avere visto i miei concittadini stipati nelle auto in piazza indipendenza. Giù verso i quattro canti, incito chi mi segue:- tre chilometri e spiccioli, molta discesa, e poi la passerella. Via Maqueda è ondulata ma poi dopo il teatro Massimo si vede il traguardo. Chi ha ancora energie le usa. Che importa dei muscoli stanchi, il traguardo è lì aspetta solo loro. Urlo "ATTENTION" ad un bimbo che zigzaga davanti a noi, il genitore lo afferra prontamente e ci lascia strada, un gruppo di francesi in costume podistico ci incita a gran voce, merci merci. I miei affaticati compagni di corsa forse pensano un po' meno ai muscoli induriti dalla fatica con tutte queste distrazioni, mentre filiamo a 4.30 e si comincia a sentire la musica dell'arrivo. Lo speaker mi dileggia ed io rispondo arrivando in "retrorunning". Anche questa volta mi sono divertito, e per non privarmi di nulla di pomeriggio sono andato a ballare il tango (ma questo potrebbe essere il tema per un altro post).

foto tempestiva di O.Fulco
La 28' maratona di Livorno
A Livorno possono vantarsi di organizzare la maratona da 28 anni. E non è poco. Il percorso è collaudato, una prima parte dentro la città vecchia ad osservare le attrazioni di questa città. Le piazze più frequentate, i viali dei negozi, le fortezze medicee, Venezia il quartiere antico con i suoi fossi, il luogo in cui fu fondato il partito comunista italiano, il porto, il lungomare, la terrazza Mascagni e l'Accademia Navale, e poi ancora il lungo mare.
Lo conoscevo già quel lungomare, molte volte ci avevo corso, anche qualche lungo impegnativo in preparazione della pistoia abetone, ma questa volta ho fatto il pieno di lungomare.
Il percorso cittadino scorre veloce dopo la partenza dall'Accademia Navale, le strade ora strette o ora larghe sono piene di gente che corre, tutti i partecipanti sia della mezza e che della maratona. I pochi automobilisti strombazzanti sono lontani, "ci incitano" suggerisco, "a levarci dagli 'orbelli" completano i vicini di corsa.
Poi si ritorna sul mare, con le isole dell'arcipelago toscano a galleggiare sul tirreno, sotto un decoro di nuvole parse. Il mare è calmo, l'aria è fresca. Perfetto per correre. I ristori sono regolari. Si arriva ai casini di ardenza e si superano le ville dei primi del novecento. Genitori e nonni passeggiano con i bambini si gode il sole, fidanzati e fidanzate si tengono per mano, amici e amiche scherzano tra loro, c'è chi legge il giornale sulle panchine di fronte al mare, chi fa porta il cane a spassso, sono tutti rispettosi dei podisti, ma in pochi li incitano, al massimo salutano gli amici. Mi sorpassano a tutta velocità due keniani ed un italiano, realizzo immediatamente che i partecipanti alla mezza devono girare per conquistare il loro arrivo, mentre a tutti quelli che hanno scelto la distanza lunga si devono sciroppare un bel circuito. I kilometri segnati con diligenza raccontano di un circuito di 10km. I piccoli fastidi, si acuiscono, diventano meno sopportabili, il pensiero di avere fatto una preparazione approssimativa diventa un macigno. Resilienza è la caratteristica di un maratoneta. Ovvero di risalire sulla barca che si è rovesciata (chiedete a Pietro Trabucchi). Si è trattato di smaltellare ciascuna delle negatività che si erano presentate. Ero partito prudente, esaltandomi un pochino nel passaggio all'Accademia per via della Banda musicale. Ma ora l'idea dei due giri da 10 km per le stesse strade era veramente devastante. Decido di pensare solo al primo giro, eventualmente di rallentare ancora un pochino visto che il quadricipite a sinistra è indolenzito. Il cardiofrequenzimetro dice che sto letteralmente passeggiando. E' vero che la preparazione è stata molto approssimativa, ma non devo frantumare nessun record. Scmabio due chiacchere, mi concentro sul ritmo blando. E i chilometri passanno. Incontro una ragazza bionda con fido scudiero che scorta per la sua prima maratona, numerosi "vecchietti" terribili (diventerò come loro mi sà). Ed il primo giro è andato mentre sento lo speaker che incita i primi arrivati. Questa volta per me sarà un po' lunga... penso. Ai ristori bevo con calma, i muscoli mi ricordano della mancanza dei "medi" e di almeno un altro lungo. Al 34° mi sciacquo bene la faccia, un po' del sale del sudore era entrato negli occhi. Mi trovo in compagnia di un tipo alto di Senigallia. L'avevo visto un po' in crisi al giro di boa, dove avevo salutato gli adetti. corriamo insieme fino al 41° raccontandoci cose rassicuranti: anche questa è fatta, le altre gare già corse, dei coetanei con le pancie. Al 41° mi dice di andare se ne ho. Allungo e recupero un paio di posizioni, l'ultima entrando nello stadio. Sento gli incoraggiamenti della Rossa e del Biondo e già taglio il traguardo della terza maratona di quest'anno, la più lenta ma non la meno istruttiva.
Anticipazione
si arriva in una città che si conosce ma che non è la tua. C'è fresco, molto più che nella città dalla quale provieni. C'è il mare, alcune isole si stagliano all'orizzonte. Domenica si correrà su questo lungomare, dove molte volte mi sono allenato, dove ho preparato qualche gara importante. Correre qui è stata una specie di scommessa fatta quasi un anno fa, anzi, per essere precisi appena 369 giorni fa. Mi trovavo in un altra città, con un altro mare per un altra maratona. Mi sarebbe piaciuto arrivare in forma smagliante per assaltare il personale, ed invece so che sarebbe una stupidaggine assurda anche il solo provarci. Molto più saggiamente mi godrò la corsa, apprezzando i dettagli e controllando il cronometro per evitare di esagerare. Correre per puro divertimento anche se qualcuno degli "amici" storcerà il muso...Il piacere della corsa
Correre per il podista è un piacere, uno spasso. A volte capita di correre da soli con i propri pensieri e con la propria fatica. A volte unico compagno di allenamenti è un cronometro che non mente mai crudelissimo. Eppure alla fine di un allenamento ci si sente straordinariamente bene. Dicono che si tratta di "endorfine", allora tutti i podisti sono "drogati"...
Un anno fa correvo a NY la più famosa delle maratone, quest'anno una molto meno famosa ma alle cui leggi gli stati uniti si ispirarono per redigere la loro costituzione! Di quale maratona si tratta?