Ecco è arrivata la prima puntata un noir sul tango che potrebbe crescere giorno dopo giorno notte dopo notte con il contributo di chi vorrà intervenire. Le regole sono semplicissime: leggi, commenta e se vuoi proponi la prosecuzione...
ed allora forza se quest'impresa vi alletta fatemi sapere
I episodio - Profumo di zagara
Sabato di metà maggio, 4 del mattino. In quel tratto dell’autostrada tra Acireale e Fiumefreddo,
Il profumo di zagara è intensissimo, dolce, quasi stucchevole, eccessivo. La notte, l'aria
pulita e umida fa si ché arrivi alle nostre narici mentre “Yo soy de San Telmo” ci accompagna dopo una noche de tango a Catania.
-Ah, sai che oggi... ieri pomeriggio sono andato a correre e a Castanea delle Furie un tipa curatissima con sigaretta pendula mi affianca con la sua classe A Mercedes e mi chiede: Scufi, mi fsa dive dove di trofvano le scuole di Cafstanea delle fuvie? - sembrava di sentir parlare Duffy Duck.
Risata cristallina di Chiara - Come parlava?
- Proprio come Duffy Duck con la lingua di pezza o la zeppola in bocca:- Scufi, mi fsa dive dove di trofvano le scuole di Cafstanea delle fuvie?
- E tu che gli hai risposto?
- Non lo so, mi spiace sono di passaggio! Ma secondo te uno sta correndo, in pantaloncini e canottiera, tutto sudato, può mai essere uno del luogo disposto a dare informazioni? Per quello è meglio uno a spasso col cane o dei ragazzi che bivaccano sulla panchina!
Ancora risate:- Emiliano, con te questo viaggio dura un attimo!
- Grazie, è un bellissimo complimento! Ed il secondo in poche ore!
- E quale era il primo?
- Uno bellissimo: una ragazza mi ha detto che le piace ballare con me perché si sente mi appassiono alla musica.
- Accidenti allora hai fatto davvero colpo.
- Macchè, il tango è il tango, sto cercando di applicare uno dei consigli della mia maestra che una volta disse:-In quei tre minuti chi avete tra le braccia, uomo o donna, è l‘uomo o la donna della vostra vita, finito il tango finito tutto. E penso che sia meglio così a volte vita e tango si incrociano ma è meglio che non avvenga troppo spesso.
L’autostrada è deserta, la cassetta invia la voce del Muto “Esta noche me boracho”, i fari della Ford Fiesta del ’93 illuminano la notte. Ma lì sulla destra una sagoma barcollante sulla corsia d’emergenza, è un uomo che zoppica, cade.
Frenata, freccia, accosta, luce d’emergenza, i fari su quell’uomo. Straccia la busta del gilet ad alta visibilità, lo indossa:- Ma questo lo conosciamo era alla milonga questa sera, ti ci hai anche ballato!
Esce dalla macchina, quello a terra ha il viso gonfio, rosso, le vene alle tempie si vedono pulsare: - Ma che hai? ti senti bene? Che ci fai qui?
-Vattene, vattene, no, no, lasciami in pace.
-Ma che dici, stai male, da solo a piedi in autostrada. Dimmi che ti senti, dai ti portiamo in ospedale
- No, non voglio niente, vattene.
E da bocconi che era si affloscia come un sacco di iuta vuoto.
- Presto, Chiara chiama il 118! Questo sta male.
118 sul cellulare che si illumina, due squilli
-Pronto il 118?
-Centrale Operativa 118, prego.
- Siamo sulla Catania Messina, c’è un uomo che è svenuto sulla corsia d’emergenza!
- Calma e prima di tutto mi dia le sue generalità e il numero da cui chiama.
- Chiara Mancini, telefono dal 3267889134, abbiamo appena superato, Emiliano dove siamo?
- Passami il telefono ci parlo io.
- Pronto mi chiamo Emiliano Roncisvalle, abbiamo da poco superato l’uscita di Acireale.
- In direzione Catania o Messina? Siete coinvolti nell’incidente?
- Ma non c’è stato nessun incidente, questo signore barcollava sulla corsia d’emergenza, era da solo. Stiamo andando a Messina, abbiamo passato l’uscita di Acireale da meno di 10 km.
- Allora mi dica come sta l’uomo, è cosciente, respira?
- Era cosciente fino a un minuto fa poi si è accasciato, ma respira.
Emiliano mette due dita sulla giugulare:- Questo ha il cuore che gli batte all’impazzata ha la febbre altissima.
-Ok vi mandiamo un’ambulanza, voi restate lì, non vi muovete.
-E chi si muove, ma fate presto questo sta malissimo.
-Emiliano, che facciamo, ho paura!
-Niente, aspettiamo che arrivi l’ambulanza e controlliamo che respiri e che il cuore gli batta, ora lo mettiamo sul fianco.
- E se lo portassimo in ospedale?
- Orami abbiamo chiamato il 118, ci mandano l’ambulanza, sapranno loro cosa è meglio.
- Madonna che situazione!
- Siediti e cerca di rilassarti, più di quello che stiamo facendo non si può fare.
E intanto il cuore batteva all’impazzata, Emiliano cercava di ricordare i rudimenti di pronto soccorso che gli avevano impartito pochi mesi fa al corso di pronto intervento seguito in ufficio: controllo delle vie aeree, che fosse messo sul fianco meno che lesioni sconsigliassero di muoverlo. Qua di lesioni non ce ne sono, camminava, la bocca è aperta, respirare respira, il cuore batte all’impazzata, brutto segno ma batte.
L’atmosfera è irreale, da film, con le luci arancioni d’emergenza che illuminano intermittenti i catarifrangenti dei guarda-rail, qualche rara macchina sfreccia veloce senza fermarsi, muove l’aria profumata di zagara, troppo profumata.
Ecco in lontananza la stessa aria squarciata dalle luci dei lampeggianti blu e dal suono delle sirene. Arrivano finalmente un’ambulanza e una volante della stradale.
Scendono nel frastuono con gli abiti che si illuminano colpiti dai fari, sagome scure nella luce dei fari.
-Allora che è successo? – seccamente l’agente, mentre due dall’ambulanza corrono verso l’uomo a terra, portandosi la barella.
- Stavamo percorrendo l’autostrada quando l’abbiamo visto barcollare a bordo strada e ci siamo fermati.
- Allora l’avete visto cosciente- fa uno dell’ambulanza- vi ha detto qualcosa?
- Ha detto di lasciarlo in pace, ci ha detto di andarsene e poi è accasciato.
- OK, venite mi dovete lasciare le generalità e dobbiamo scrivere il verbale- con tono più gentile l’agente di prima, l’altro si occupa di fare scorrere i curiosi che ora rallentano fino a quasi fermarsi.
- Mi favorisce i documenti?
- Sì …
- Presto presto, non c’è più il polso, porta di defibrillatore, dai sbrigati! Sbrigati!